La differenza tra essere accuditi ed essere vivi

la differenza tra essere accuditi ed essere vivi

C’è una distinzione che raramente viene fatta, eppure cambia tutto.

Essere accuditi significa avere qualcuno che si assicura che tu mangi, che tu stia bene, che tu non cada. È necessario, è importante, è un atto d’amore. Ma da solo non basta.

Essere vivi significa qualcosa di diverso. Significa avere una ragione per alzarsi la mattina. Significa aspettare qualcosa. Significa ridere di qualcosa di stupido con qualcuno che ti conosce. Significa sentirsi parte di un mondo che continua a muoversi — e muoversi insieme a lui.

Queste due cose non sono la stessa cosa. E confonderle è uno degli errori più comuni che facciamo quando pensiamo agli anziani.

Perché ci preoccupiamo molto di come stanno fisicamente. Controlliamo le medicine, organizziamo le visite mediche, ci assicuriamo che la casa sia sicura. Facciamo tutto quello che si deve fare. E poi ci sentiamo a posto.

Ma intanto la loro vita sociale si restringe. Le conversazioni si fanno rare. Le giornate si assomigliano tutte. E quella scintilla — quella voglia di esserci, di partecipare, di raccontare e ascoltare — comincia lentamente a spegnersi.

Non è una malattia. Non appare in nessun referto. Ma si vede negli occhi.

Una persona che viene accudita ma non è stimolata, non è connessa, non ha relazioni vere — non sta bene. Sta sopravvivendo. Ed è una differenza enorme.

A Villa Ca’ Lazzaroni partiamo da un principio semplice: prendersi cura di una persona significa prendersi cura di tutta la persona. Non solo del corpo. Anche della mente, delle relazioni, del senso di appartenenza a qualcosa.

Le attività, i pasti condivisi, le conversazioni quotidiane non sono dettagli. Sono la sostanza di una vita che vale la pena vivere.

Perché l’obiettivo non è che tua madre stia al sicuro.

L’obiettivo è che tua madre, la mattina, abbia voglia di alzarsi.

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