A 75 anni si può ancora ricominciare

a 75 anni si può ancora ricominciare

C’è un’idea silenziosa che attraversa la nostra cultura come una corrente sotterranea. Non la diciamo ad alta voce, ma la pensiamo. La pensiamo quando guardiamo i nostri genitori invecchiare, quando notiamo che escono meno, che chiamano meno, che sembrano rimpicciolirsi dentro una routine sempre più stretta.


L’idea è questa: a una certa età, le cose importanti sono già accadute.
È una bugia. Una bugia gentile, forse. Ma pur sempre una bugia.
Perché l’essere umano non smette di avere bisogno di senso, di relazioni, di novità, di stimoli — a cinquant’anni come a settantacinque. Il cervello non va in pensione. Il cuore non va in pensione. Il desiderio di sentirsi parte di qualcosa non va in pensione.


Quello che cambia, con il tempo, è l’ambiente intorno. I figli che prendono le proprie strade. Gli amici che si diradano. La città che sembra diventata più grande e più indifferente. E a un certo punto ci si ritrova soli — non per scelta, ma per sottrazione.
È qui che entra in gioco qualcosa di cui si parla troppo poco: il diritto di ricominciare.
Non nel senso di dimenticare tutto ciò che è stato. Ma nel senso di aggiungere. Nuove persone, nuovi riferimenti, una nuova quotidianità che abbia un ritmo e un significato.
A Villa Ca’ Lazzaroni lo vediamo accadere con una frequenza che ogni volta ci sorprende. Persone che arrivano con la valigia e qualche resistenza, e che nel giro di poche settimane hanno già una persona con cui fare colazione, un’attività che aspettano, un posto che sentono loro.
Non hanno perso la loro storia. L’hanno continuata in un posto nuovo, con persone nuove, con una energia che a casa — soli — stava lentamente esaurendosi.
Ricominciare non è una sconfitta. È uno dei gesti più coraggiosi che una persona possa fare, a qualsiasi età.
E spesso, a guardarlo da fuori, assomiglia moltissimo alla felicità.

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