Non era in difficoltà. Voleva di più

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Quando Carla ha proposto a sua madre di visitare Villa Ca’ Lazzaroni, si aspettava resistenza. Sua madre era autosufficiente, lucida, attiva. Non aveva bisogno di nessuno, tecnicamente.

Eppure viveva sola in un appartamento al terzo piano, in una città che le andava sempre più stretta. Le amiche si erano diradate nel tempo. I figli erano lontani, impegnati, colpevoli senza colpa. Le giornate erano piene di cose da fare, ma sempre più vuote di persone con cui farle.

“Non ho trovato una struttura,” racconta Carla. “Ho trovato un posto dove mia madre ha ricominciato ad avere una vita.”

C’è un equivoco di fondo nel modo in cui molti di noi pensano alle residenze per anziani: le associamo automaticamente alla perdita. Perdita di autonomia, di indipendenza, di se stessi. Ma questa immagine appartiene a un altro tipo di struttura — e a un altro tipo di scelta.

Una residenza per anziani autosufficienti non risponde a un’emergenza. Risponde a un desiderio: vivere meglio, in un ambiente bello, con persone presenti, senza dover gestire da soli tutto il peso pratico della quotidianità.

È la differenza tra sopravvivere in autonomia e vivere in pienezza.
La madre di Carla oggi fa ginnastica dolce tre mattine a settimana, pranza ogni giorno con persone che conosce per nome, passeggia nel parco secolare che circonda la villa quando ne ha voglia.

Può uscire quando vuole, rientrare quando vuole. Non ha perso la sua libertà.
L’ha ritrovata, in un posto dove qualcuno si occupa di tutto il resto.

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