Mio padre ha 73 anni e si annoia meno di me

progetto senza titolo (2)

 

Devo ammetterlo: quando mio padre mi ha detto che si stava trovando bene — anzi, molto bene — ho provato qualcosa di difficile da definire. Un misto di sollievo e, lo confesso, un filo di invidia.

Lui si sveglia senza sveglia. Fa colazione con calma. Mattina: o una passeggiata nel parco, o un’attività — questa settimana, mi ha detto con tono molto soddisfatto, hanno fatto un corso di cucina.

Nel pomeriggio c’è quasi sempre qualcuno con cui giocare a carte o guardare una partita. La sera si cena tutti insieme, e quando le chiacchiere sono belle, si va a dormire tardi.
Io, nel frattempo, gestisco riunioni, rispondo a email, mi ricordo di mangiare qualcosa tra una cosa e l’altra.

Non voglio romanticizzare. La scelta di portare mio padre a Villa Ca’ Lazzaroni non è stata semplice, né immediata. C’è voluto tempo, qualche conversazione difficile, qualche resistenza da parte sua all’inizio.

Ma quello che non avevo previsto era questo: che dopo qualche settimana mi chiamasse lui, di sua iniziativa, per raccontarmi com’era andata la gita al Lago d’Orta.

Non per dirmi che stava bene. Per dirmi cosa aveva fatto. C’è differenza.
Stare bene è uno stato. Fare cose, condividerle, raccontarle — questo è vita. E a 73 anni, come a qualsiasi altra età, la vita si misura in esperienze, non in anni.

Mio padre ne sta accumulando di belle. Sono contento per lui. E, sì, un po’ invidioso.

senza titolo (2000 x 1000 px) (1)