L’amico che non c’è più

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C’è una perdita di cui si parla poco quando si invecchia. Non è la perdita della salute, non è la perdita dell’autonomia. È una perdita più silenziosa, più lenta, più difficile da nominare.
È la perdita delle persone.

A sessant’anni hai ancora una rete intorno a te — colleghi, vicini, amici di lunga data, conoscenti che incroci ogni settimana. Poi, uno alla volta, quella rete comincia a sfilacciarsi. C’è chi si trasferisce, chi si ammala, chi non c’è più. I figli prendono le proprie strade. Il quartiere cambia faccia. E a un certo punto ti guardi intorno e realizzi che molte delle persone con cui condividevi la vita, semplicemente, non ci sono più.

Non è una crisi. Non è un evento. È un’erosione lenta, quasi impercettibile, che lascia dietro di sé un silenzio sempre più grande.
E quel silenzio pesa. Pesa più di qualsiasi problema fisico, più di qualsiasi limitazione concreta. Perché l’essere umano non è fatto per stare solo — a trent’anni come a settantacinque.

Eppure quando pensiamo agli anziani, pensiamo quasi sempre alla loro salute. Raramente pensiamo alla loro solitudine. Raramente ci chiediamo: con chi ha parlato oggi? Chi l’ha fatta ridere questa settimana? Chi sa come si chiama il suo gatto, qual è il suo film preferito, cosa la teneva sveglia la notte a vent’anni?
Queste cose sembrano piccole. Non lo sono.

Sono la sostanza delle relazioni umane. E le relazioni umane sono la sostanza di una vita che vale la pena vivere.

A Villa Ca’ Lazzaroni non offriamo solo spazi confortevoli e attività organizzate. Offriamo qualcosa di più raro e più prezioso: la possibilità di ricominciare a costruire una rete. Di trovare nuove persone con cui condividere il tempo, le abitudini, le piccole cose quotidiane.
Non sostituiamo chi non c’è più. Nessuno può farlo.
Ma possiamo assicurarci che intorno non ci sia silenzio.

 

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