Il coraggio di volere di più

il coraggio di volere di più

C’è una parola che usiamo raramente quando parliamo degli anziani. Una parola che riserviamo quasi esclusivamente ai giovani, come se oltre una certa età perdesse di significato.

La parola è: desiderio.

Desiderio di nuove esperienze. Di nuove persone. Di mattine che riservano qualcosa di inaspettato. Di pomeriggi che non assomigliano a tutti gli altri. Di una vita che non si limiti a scorrere — ma che abbia ancora qualcosa da dire.

Eppure i desideri non vanno in pensione. Non scompaiono a sessanta, a settanta, a ottant’anni. Si nascondono, forse. Si adattano, si ridimensionano, imparano a fare i conti con la realtà. Ma restano lì, sotto la superficie, in attesa che qualcuno li prenda sul serio.

Il problema è che spesso non siamo noi a prenderli sul serio. Né i figli, né la società, né — a volte — gli stessi anziani, che hanno interiorizzato l’idea che a una certa età sia scorretto volere troppo.

Scorretto pretendere una vita piena. Scorretto aspettarsi stimoli, relazioni, momenti che valgano la pena. Scorretto dire: non mi basta quello che ho. Voglio di più.

Ma volere di più non è ingratitudine. È il segnale più chiaro che una persona è ancora viva — davvero viva, non solo presente.

E una persona che vuole di più merita un ambiente che sappia rispondere a quel desiderio. Un luogo dove il «di più» sia possibile ogni giorno, non solo nelle occasioni speciali.

A Villa Ca’ Lazzaroni partiamo da questa convinzione. I nostri ospiti non sono persone che hanno smesso di desiderare. Sono persone che aspettavano soltanto il contesto giusto per farlo di nuovo.

Nuove amicizie che non si aspettavano. Attività che non avevano mai provato. Conversazioni che le hanno sorprese. Mattine che valeva la pena aspettare.

Non abbiamo aggiunto anni alla loro vita.

Abbiamo aggiunto vita ai loro anni.

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